Elezione Coordinamento Autodisciplina


Written on 26 settembre 2010 – 16:32 | by autodisciplina

La candidature che sono giunte entro il 12 Settembre sono le seguenti:

Baltieri Marco, Bertini Alessandro, Bisceglie Vito, Bosio Andrea, Candeletti Sanzio, Castellani Luca, Cazzola Roberto, Coppa Cristian, Guffanti Francesco, Fanchini Angelo, Lazzarottto Tiziano, Lorenzo Mauri, Monda Pasquale, Mongatti Ivano, Narducci Mario, Nogara Lorenzo, Orlandi Paola, Rossi Marco, Saglia Giuseppe, Stefanini Fabrizio, Ubaldi Renato

Sino al 30 Settembre sarà possibile eleggere democraticamente il Gruppo di Coordinamento, costituito da 5 persone scelte tra i suddetti candidati.

Ogni firmatario del manifesto di Autodisciplina avrà diritto ad un solo voto e potrà esprimere sino a 5 preferenze.

La votazione avviene attraverso il sito www.autodisciplina.org, cliccando sull’apposita finestra in home page.

Per votare occorre prima registrarsi al sito.

L’iscrizione al sito implica automaticamente, per chi già non l’avesse fatto, la sottoscrizione del manifesto di Autodisciplina 2008.

Risulteranno eletti i canditati che hanno ottenuto il maggior numero di voti, fermo restando che almeno un rappresentante delle tre tecniche che hanno espresso candidati (mosca, spinning, carpfishing) avrà diritto ad un rappresentante nel gruppo di coordinamento.

Il gruppo di Coordinamento nominerà un coordinatore, un segretario, i responsabili del sito, l’addetto stampa, i fiduciari regionali, i testimonials e ogni altra figura che riterrà opportuna, dando preferenza alle persone che si sono rese disponibili candidandosi.

Resterà in carica per due anni ed opererà a titolo completamente volontario e gratuito.

Grazie per sostenere Autodisciplina, la tua testimonianza è importante

OCEAN2012


Written on 4 luglio 2010 – 07:07 | by autodisciplina

Ocean2012, una coalizione  composta da  70  membri (fra i quali compare Legambiente) accomunati dalla volontà  di trasformare la politica della pesca in Europa, ha organizzato di recente la prima Settimana Europea della Pesca: la missione è comunicare ai decisori politici la necessità  urgente di fermare il sovra sfruttamento delle risorse marine.

Firmate, cliccando il logo qua sopra, la petizione a Maria Damanaki, Commissario per gli Affari Marittimi e la Pesca, sottoscrivendo il testo che segue:

Gli stock ittici mondiali come,  ad esempio il tonno a pinna blu,  sono in diminuzione; in Europa più¹ dell’80% degli stock è sovrasfruttato e un terzo oltre i limiti di sicurezza. L’Unione Europea e gli Stati Membri non sono riusciti a gestire responsabilmente, per tutti noi, la pesca. Per troppo tempo gli interessi a breve termine hanno alterato la gestione della pesca in Europa. Ma ora la Riforma della Politica Comune della Pesca dell’UE offre l’opportunità  per una nuova politica che fermerà  il sovrasfruttamento, porrà  fine alla pesca distruttiva e permetterà  un uso equo e sostenibile degli stock ittici. Noi firmatari, Le chiediamo di considerare la sostenibilità  ambientale come il principio dominante della futura Politica Comune della Pesca (PCP) al fine di raggiungere una sostenibilità  sociale ed economica a lungo termine.

Il documento Come trasformare la politica Europea della pesca offre delucidazioni in merito a intendimenti e finalità  dell’OCEAN2012. Vi invitiamo a prenderne visione.

Malapesca: gli aiuti pubblici alla pesca privata


Written on 29 giugno 2010 – 18:36 | by autodisciplina

Legambiente -  Contributi pubblici a un terzo dei pescherecci fuorilegge negli ultimi 5 anni

Mentre a Bagnara Calabra (RC) si celebrano proprio questa mattina i pescatori pirata che, in cambio di nuove licenze di pesca, riconsegnano finalmente le spadare usate illegalmente dal 2002 a oggi, é stato divulgato dal sito www.fishsubsidy.org/italian-driftnets l’elenco dei contributi pubblici percepiti dai pescherecci italiani sanzionati dal 2005 al 2010 per l’uso illegale di reti derivanti. E tra questi compaiono diversi pescherecci proprio della marineria di Bagnara Calabra.

La vicenda fa seguito al bando alle reti derivanti imposto dall’Unione Europea nel 2002. Per quel motivo furono assegnati dall’UE e dallo Stato Italiano oltre 200 milioni di euro per la riconversione delle spadare verso sistemi di pesca meno distruttivi. Il Piano di Riconversione Spadare del 1998 prevedeva, oltre ad ingenti aiuti economici, anche la possibilità di ricevere una nuova licenza di pesca per la ferrettara, una piccola derivante il cui impiego entro chiari vincoli è rimasto consentito a livello europeo, ma che spesso è stata adoperata  in maniera fraudolenta.

Un recente rapporto del Comando Generale della Capitaneria di Porto ha rivelato infatti che l’uso delle reti derivanti illegali (spadare) e l’uso illecito delle ferrettare è molto più ampio di quanto denunciato finora. Fishsubsidy[1] ha confrontato i dati di oltre 330 pescherecci sanzionati tra il 2005 e 2010 con gli aiuti stanziati dallo Strumento Finanziario di Aiuti alla Pesca (SFOP) e dal Piano di Riconversione Spadare. Quello che ne è emerso è scandaloso: un terzo dei pescherecci pirata ha usufruito di ingenti contributi pubblici. In totale, tra il 1998 e 2006, sono stati assegnati ben 12.5 milioni di euro a pescherecci ripetutamente sanzionati per l’uso o il possesso delle reti derivanti illegali. Numerosi i casi in cui i pescherecci hanno continuato ad operare con gli attrezzi illegali pur avendo percepito il contributo erogato per la restituzione.

Alcuni casi emblematici: il S.ANTONIO, sanzionato due volte a pochi giorni di distanza per l’uso illegale di reti derivanti, ha usufruito di 128000 euro di contributi.  L’ANNUNZIATA, sanzionata nel 2008 e nel 2009 per uso di reti derivanti illegali, ha percepito 168000 euro. Il DAVIDE,  sanzionato tre volte tra il 2005 e 2008 per l’utilizzo delle spadare ha percepito,  tra il 1998 e il 2006,  303000 euro di aiuti dal Piano di riconversione spadare e  altri 47000 euro nel 2006 per la modernizzazione del peschereccio. Il PATRIZIA, sanzionato ben quattro volte tra giugno e agosto 2007 con il sequestro di 14 km di reti derivanti illegali, ha percepito 249000 euro di aiuti pubblici. La ROSSELLA di Bagnara Calabra fermata due volte con le spadare tra maggio e giugno 2005,  ha  ricevuto circa 191000 euro dal Piano riconversione spadare.

I dati e la reiterazione dei provvedimenti confermano inoltre come le sanzioni applicate, che in genere si traducono in poche migliaia di euro di ammenda e nel sequestro delle reti, non abbiano alcun potere dissuasivo. Gran parte dei pescherecci sono stati fermati ripetutamente con reti derivanti illegali, ne è un esempio significativo il NETTUNO sanzionato ben sette volte tra il 2006 e 2009.

Il Ministro Galan conosce bene questa situazione, segnalata dalle associazioni ambientaliste subito dopo il suo insediamento. Il problema è che nel nostro Paese le autorità preposte non hanno mai applicato l’articolo 3 del decreto ministeriale del 14 ottobre 1998, che prevede il ritiro dell’autorizzazione di pesca per tre mesi alla prima infrazione e per sei mesi in caso di successive violazioni e che avrebbe un reale carattere dissuasivo. Premiare i pirati del mare con nuove licenze di pesca, come oggi a Bagnara, significherebbe consumare l’ennesima presa in giro nei confronti di chi opera nel rispetto delle regole nel mondo della pesca.

(fonte Legambiente )

Squali in via estinzione


Written on 22 giugno 2010 – 05:53 | by autodisciplina

Si va verso il divieto di cattura

Il 32% degli squali è a rischio di estinzione e la causa principale è la pesca eccessiva. Questo quanto emerge da uno studio globale per determinare lo stato di conservazione delle 64 specie di squali di mare aperto (specie pelagiche) dell’Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn, l’International union for conservation of nature), costituito dal gruppo di esperti ‘Shark specialist group’. E la percentuale sale al 52% considerando gli squali catturati nella pesca in alto mare.

SQUALI IN VIA D’ESTINZIONE
Secondo gli esperti del’Iucn, lo squalo martello maggiore e lo squalo martello smerlato sono ”in via d’estinzione a livello globale”. Mentre lo squalo martello comune, il grande squalo bianco e lo squalo oceanico dalle pinne bianche sono ”classificati come vulnerabili d’estinzione a livello globale”. Lo squalo smeriglio viene classificato come vulnerabile a livello mondiale, ma è ”a rischio critico di estinzione nel nord-est e in via di estinzione nel nord-ovest dell’Atlantico”. Lo squalo azzurro, il piu’ abbondante e il piu’ pescato, è classificato come ”vicino a essere minacciato”.

LE CATTURE ACCIDENTALI
Molti squali sono vittime, principalmente, delle catture in alto mare, a causa della pesca del tonno e del pesce spada. Una volta queste catture erano considerate accessorie, mentre ora ci sono nuovi mercati per la carne di squalo e la domanda delle preziose pinne utilizzate per fare la zuppa (cosa che ha dato origine al finning, lo spinnamento, che e’ vietato nella maggior parte delle acque internazionali). ”Nonostante le minacce di aggressione – spiega Sonja Fordham, vice presidente della Iucn shark specialist group – gli squali rimangono praticamente non protetti in alto mare”. Serve, aggiunge Fordham, ”un coordinamento e piani internazionali di conservazione’‘. L’invito degli esperti dell’Iucn ai governi e’ di fissare ”i limiti di cattura sulla base di pareri scientifici e con un approccio precauzionale”, investendo in ricerca, riduzione delle catture e in cooperazione tra i Paesi per la conservazione.

L’ONU VERSO IL DIVIETO DI CATTURA
Accordo raggiunto per la protezione di alcune specie minacciate di squali: squalo bianco, elefante, balena, smeriglio, spinarolo e mako non potranno essere piu’ cacciati, pescati e uccisi. La decisione e’ stata presa dai 113 Paesi parte della Convenzione per la conservazione delle specie migratorie e degli animali selvatici (Cms), sostenuta dal Programma Onu per l’Ambiente (Unep).

SPECIE SFRUTTATE A LIVELLO COMMERCIALE
”Questo primo strumento globale della Convenzione, – ha commentato Elizabeth Mrema, segretario esecutivo Unep/Cms – sulle specie sfruttate a livello commerciale, e’ un passo decisivo per una conservazione internazionale dello squalo”. Secondo Mrema ”le convenzioni sulle specie selvatiche, le agenzie Onu e i pescatori hanno bisogno di lavorare insieme per prevenire l’estinzione di questi animali che vivono negli oceani di tutto il mondo”.

I RISCHI PER LO SQUALO
L’accordo Cms, concluso ad una riunione governativa nelle Filippine, punta a ripristinare la vitalità delle popolazioni di squali migratori nel lungo periodo, che dovrebbero beneficiare di una maggiore applicazione delle norme esistenti sulla pesca e il commercio illegale. Attualmente, secondo l’Unep, la sopravvivenza degli squali è minacciata da pesca eccessiva, accidentale, commercio illegale, distruzione dell’habitat, esaurimento delle prede, collisioni con navi e cambiamenti climatici. Secondo la Fao, per vent’anni, sono state catturate fino a 900mila tonnellate di squali l’anno, e calcolando anche quanto è stato pescato illegalmente o non registrato e i dati perduti, la stima diventa circa il doppio della quantità. L’Unep ricorda inoltre come studi mostrino il crollo del 90% delle popolazioni di squali sia nel Golfo del Messico, sia nel Mediterraneo, e del 75% nell’Oceano nord occidentale.

(fonte www.mondoecoblog.com )

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L’agonia della Loue


Written on 9 giugno 2010 – 09:31 | by autodisciplina

Una breve nota di Gigi Gallina, pescatore Torinese profondo conoscitore dei fiumi Francesi e della Loue in particolare. Una nota che non vorremmo leggere, tanti sono i ricordi belli legati a questa ex perla dello Jurà.

Ci troviamo per l’ennesima volta a parlare di un disastro : La LOUE la Mitica LOUE è moribonda! Non sembra vero ma è così.  Stavo riguardando con rabbia e tristezza le foto delle catture e dei momenti passati con gli amici su questo mitico fiume nel 2008 con un groppo in gola . Già lo scorso anno mi sono recato più volte nella valle della Loue e la percezione che qualcosa di strano stesse accadendo era nell’aria e quest’anno purtroppo le strane impressioni avute nel 2009 hanno trovato purtroppo conferma nelle drammatiche notizie che mi sono arrivate. La carenza di acqua dovuta alle scarse precipitazioni ha fatto si che il carico di inquinanti, soprattutto i fosfati usati in agricoltura e il sale sparso sulle strade per combattere il gelo invernale, arrivasse a limiti elevatissimi.

Questi elementi hanno favorito la proliferazione massiccia di cianotossine dovute ad un’alga filamentosa; queste cianotossine hanno provocato una forte moria di trote e temoli falcidiando la popolazione ittica di questo mitico fiume;si parla di una mortalita’ superiore al 60%!

Poi hanno fatto la loro parte anche i cormorani ed uno svaso di inquinanti da un allevamento ittiogenico.

Dall’inizio di giugno è stata decretata la sospensione della pesca su tutto il fiume per evitare che i pochi pesci rimasti subiscano un ulteriore depauperamento ma ormai il danno è fatto. Spero vivamente che riescano a porre rimedio a questa gravissima situazione e che nel giro di pochi anni si possa tornare in questa meravigliosa valle .

Gigi Gallina

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Il parco marino più grande del mondo


Written on 19 aprile 2010 – 18:13 | by autodisciplina

L’Ansa ha diffuso la notizia della creazione del più grande parco marino del mondo a seguito dell’annuncio del ministro degli esteri britannico David Miliband.  Il progetto implica la creazione di un’area protetta di 250 mila miglia quadrate (545 mila chilometri, quasi il doppio dell’Italia) intorno alle Chagos Islands, territori d’oltremare del Regno Unito nell’oceano Indiano,  e, se pesci e coralli sicuramente gioiranno, non si può dire lo stesso per alcuni abitanti del territorio, che si vedranno proibire la pesca in un’area grande quanto il Texas.

L’arcipelago delle Chagos Islands è formato da sei atolli, il più grande dei quali è sede della base militare statunitense di Diego Garcia. La zona è già al centro di un contenzioso da 40 anni, da quando cioè gli abitanti sono stati tutti deportati alle isole Mauritius per far spazio alla base. L’assenza dell’uomo è stata tuttavia provvidenziale per la natura: l’arcipelago ha sviluppato la più grande barriera corallina vivente al mondo, la ‘Great Chagos Bank’, che contiene 220 specie di coralli e più di 1000 di pesci.

Una parte dell’area protetta, che segna un nuovo record mondiale battendo i ’soli’ 345mila chilometri quadrati dell’australiano Great Barrier Reef Marine park, sarà una riserva ‘no take’, cioè in cui non sarà possibile pescare in assoluto, mentre nel resto tutte le attività umane saranno regolate strettamente, e sarà proibita la pesca commerciale.

Proprio la proibizione delle attività di pesca,  è al centro delle polemiche suscitate da alcuni ex abitanti dell’arcipelago, che chiedono da anni di poter tornare sulle proprie isole e che si sono anche rivolti alla Corte Europea per i diritti umani: ”Ci sono dei punti oscuri nella dichiarazione di Miliband – scrive in un comunicato ufficiale la Uk Chagos Support Association – ad esempio sul coinvolgimento dei chagossiani nell’istituzione dell’area e su in quali parti del parco sarà possibile pescare in maniera sostenibile’.

L’istituzione dell’area marina  è tuttavia provvidenziale per i coralli, sempre più minacciati dalle attività umane e anche dai cambiamenti climatici, che provocano il riscaldamento e l’acidificazione dell’acqua degli oceani: secondo uno studio del Global Coral Reef Monitoring Network almeno la metà di quelli del mondo sono a rischio, e la percentuale è destinata ad aumentare.

fonte Ansa

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River AiD 2010


Written on 29 marzo 2010 – 05:58 | by autodisciplina

Autodisciplina rilancia anche per il 2010 l’iniziativa River AID, un sostegno concreto ai fiumi.

Lo scorso anno, nonostante la concomitanza con il trofeo Bisenzio ed i tempi molti stretti di preparazione, l’iniziativa ha avuto successo, con il coinvolgimento di vari Club, riuniti in contemporanea in operazioni di pulizia alvei e sponde, liberazione scale di monta ostruite, nastrature anticormorano, etc.

Quest’anno vorremmo fare molto di più.

Con tutto il tempo necessario di preparazione, l’obiettivo è di coinvolgere in questa “concreta” iniziativa tutte le regioni d’Italia, con quanti più pescatori possibile, singoli e/o Club, associazioni ambientaliste, scuole etc. in modo da dare grande risonanza all’evento, facendo in modo che oltre all’aiuto reale, i fiumi siano almeno per un paio di giorni portati all’attenzione di tutti.

Le date previste sono Sabato 4 e Domenica 5 Dicembre.

Tutti sono invitati a partecipare diffondendo la notizia e proponendo l’iniziativa locale che ritengono più urgente o più significativa.

Liberafiumi 2010


Written on 27 marzo 2010 – 09:26 | by autodisciplina

Il 2 maggio 2010 il WWF si mobiliterà per censire lo stato dei fiumi italiani.

Sul sito di Autodisciplina trovate i riferimenti di questa interessante iniziativa del WWF.

DMV – Lo conosciamo?


Written on 18 marzo 2010 – 23:20 | by autodisciplina

Per capire la complessità di tale argomento non si può prescindere dalla definizione stessa del deflusso minimo vitale ossia  “il valore di portata minima che deve essere garantita in un corso d’acqua soggetto a derivazioni, al fine di tutelare gli ecosistemi fluviali e, in particolare, la vita acquatica”.

Si tratta di un parametro difficile da determinare, essendo basato sul regime dei deflussi del corso d’acqua, condizionato a sua volta da una pluralità di fattori, di tipo idrogeologico e morfologico, correlati con caratteristiche di piovosità della zona, con l’ampiezza del bacino, con le tipologie di terreni, con la permeabilità dell’alveo, ecc.

La determinazione del deflusso minimo, pertanto, dovendo mettere in correlazione le caratteristiche di deflusso con la vita biologica nell’acqua, deve essere riferita ad ogni singolo corso d’acqua e può risultare soltanto da esercizi sperimentali estesi a periodi temporali dell’ordine almeno di alcuni anni.

La prima sperimentazione per determinare tale parametro fu condotta su un tratto del Cordevole nel 1996, mentre è del 2008 la prima sentenza che penalizza il mancato rispetto del DMV. Dieci anni per orientarsi nell’intricata tela normativa scaturita dal tentativo di dare una ragionata quantificazione dello stesso, in relazione, appunto, ai parametri fisici e biologici.

Di seguito forniamo qualche documento utile a comprendere alcuni tratti di questa ingarbugliata problematica e a rendere l’idea delle battaglie condotte per vederne rispettati i termini.

http://www.eniscuola.net/seminari/04_Brescia.pdf – Scheda tecnica che definisce sinteticamente il DMV, cosa ne genera la necessità, quali sono i parametri da tenere in considerazione ed, infine, la normativa in vigore.

http://gruppovalmalenco.valtellina.net/pdf_etc/fusi_controllo_dei_rilasci.pdf – Estratto da: “Ittiofauna e gestione della pesca in Provincia di Sondrio”, di Edoardo Fusi, 1998. Anche se ormai datato  presenta un interessante confronto tra diversi metodi di calcolo del DMV nelle diverse realtà territoriali.

http://www.peraltrestrade.it/download/Rassegna%20Stampa_Minimo%20Deflusso_Enel_03.08.pdf- Articoli de “Il Gazzettino” e il “Corriere delle Alpi” del marzo 2008 in relazione alla prima sentenza che penalizza il mancato rispetto del DMV

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Il manifesto Autodisciplina 2008


Written on 18 marzo 2010 – 21:19 | by autodisciplina

AUTODISCIPLINA 2008

Un impegno che ogni pescatore dovrebbe prendere con se stesso per garantire un futuro alle acque libere

Consapevole che gli ecosistemi acquatici vivono un momento difficile, considerato che i pesci non sono più una fonte alimentare necessaria, ma un elemento fondamentale perchè il fiume, il mare e con essi, la pesca, continuino a vivere, mi dichiaro pronto a rispettare, oltre quanto previsto dai regolamenti vigenti in materia di pesca, le seguenti norme:

1) Rispettare la natura e l’acqua e in particolare:

- Evitare di lasciare qualsiasi rifiuto, lungo i corsi d’acqua, contribuendo a sensibilizzare in tale senso coloro che ancora non lo fanno.

- Denunciare o segnalare alle autorità competenti evidenti violazioni di legge in materia di tutela ambientale.

- Fare volontariato presso club o associazioni di pesca in attività a tutela dell’ecosistema acquatico almeno due volte all’anno.

2) Rispettare gli altri e in particolare:

- Essere gentili e privi di atteggiamenti di presunta superiorità nei confronti di altri pescatori o frequentatori degli ambienti fluviali che rispettano le leggi vigenti.

- Rispettare i pescatori che sono arrivati prima senza invadere il loro luogo di pesca e mantenendo una distanza congrua a non pregiudicare la qualità della loro pesca.

- Tenere un comportamento rispettoso e collaborativo nei confronti del personale di vigilanza, informandosi preventivamente su come contattarlo in caso di necessità, e chiamandolo ogni volta che si riscontra un’ipotetica infrazione.

3) Rispettare i pesci e in particolare:

- Evitare accuratamente la pesca e l’entrata in acqua nelle zone in cui ci sono freghe in atto.

Minimizzare lo stress che subiscono applicando i seguenti accorgimenti :

- Usare montature che, a seconda della tecnica di pesca, minimizzino il danno ai pesci durante il recupero, utilizzando ami o ancorette (su esche di taglia) senza ardiglione (*)

- Ridurre i tempi di recupero e di rilascio

- Usare possibilmente guadini con rete tesa

- Liberare, se possibile, il pesce in acqua maneggiandolo con delicatezza

- In caso si incontrino difficoltà nel liberare l’amo, recidere il filo

- Limitare il più possibile le foto, dei pesci, fuori dall’acqua

- Nella libertà della scelta di trattenere pesci secondo le normative locali vigenti, limitare l’eventuale prelievo di salmonidi autoctoni a un solo esemplare, rilasciando sempre le specie che nei singoli bacini corrono rischio di estinzione (ad esempio: marmorata, temolo pinna blu, e luccio padano).

Per le altre specie autoctone non a rischio di estinzione, comportarsi nel modo seguente:

- nelle acque dolci limitare l’eventuale prelievo alla metà di quanto previsto dalle normative locali vigenti. Per quelle alloctone attenersi alle disposizioni dei singoli bacini.

- In mare limitare il prelievo, nei limiti previsti dalla legge, a ciò che può essere destinato al consumo alimentare diretto.

(*) Per ogni tecnica di pesca saranno redatte una serie di note esplicative raccomandate.

Autodisciplina, vista l’oggettiva difficoltà delle acque italiane ad autosostenersi, incoraggia la pratica di rilascio del pescato.

I pescatori che vogliono aderire ad Autodisciplina2008, oltre a sottoscriverla nell’home page del sito www.autodisciplina.org, lo possono fare attraverso questo indirizzo e-mail: segreteria@autodisciplina.org fornendo i seguenti dati:

Nome e Cognome, Provincia, Eventuale Club o Società di appartenenza, Email dove desiderano essere aggiornati sugli sviluppi dell’iniziativa.